La strage delle Innocenti – Pavone, Caselli, Cinquetti, Pravo

Autore: Gianfranco Manfredi
Edito da Lato side editori
1982
Fuori catalogo

La strage delle Innocenti-Pavone,Caselli,Cinquetti, Pravo Autore: Gianfranco Manfredi Edito da Lato side editori 1982 Fuori catalogo

La strage delle Innocenti-Pavone,Caselli,Cinquetti, Pravo
Autore: Gianfranco Manfredi
Edito da Lato side editori
1982
Fuori catalogo

NOTE
(Si riporta qui di seguito un estratto dal capitolo ‘I sette veli di Patty Pravo’).
Una Salomé che non si degnerebbe neppure di chiedere la testa del Battista su un disco d’argento, ma che per maggiormente irritare Erode sarebbe capacissima di offrire la sua. E forse neppure per irritare Erode, ma per puro “sfreggio” nel senso romano, come nel senso punk.
Quel sorriso suo, ora insistente, ora evadente, ora esaltato, ora cruciale, vive in una continua trepidazione d’insidia: così malevolo che ella stessa ne ha a male, come soffrisse il sapore del veleno di cui l’ha tinto. Nella bocca, tutta offerta e tutta silenzio, le parole non hanno suono naturale. Si direbbero d’una ipnotizzata, d’una sonnambula. Delle parole pronunziate in un acquario. Fanno spavento. Non le abbiamo mai sentite; non le sentiremo mai più. Restiamo a ripensarle come minacce. La sua voce è rauca e piena, come quella dei felini, d’un presentimento di graffi mortali. Voce che sa d’anima turbata e di risvegli colpevoli. Non saprebbe imitarla che il vento, quella voce, in una tormenta di neve.
Trattasi di un erotismo delle Cose, del Senso in sé come Oggetto. Erotismo che troviamo anche in molti pezzi di Renato Zero, ma che quest’ultimo ha (storicamente) mutato proprio da Patty Pravo. L’uso straziato del corpo corrisponde a un’età dove il consumo non è più idolatria del valore delle Cose, ma bisogno di desacralizzarle distruggendole, amandole e disprezzandole insieme. Questo tema del Corpo Oggetto, della sua disarticolazione e delle ferite inflittegli per farlo vivere, è “pattypravesco” da sempre. Anche le canzoni non nate apposta per descrivere questa situazione, diventano invece in bocca alla Patty esplicite in questo senso, come ad esempio “La spada nel cuore”. Quando la canta al Festival di Sanremo del 1970, in coppia con Little Tony, Patty è tutta concentrata su sto fatto della “Spada”, mentre il Little Tony si perde per “cuore” e “amore” nel suo consueto stile rock “de borgata”. Di nuovo, ne ‘La spada nel cuore’ riciccia fuori la bambola trafitta, magari con uno spillone voodoo.
Non siamo solo alla scoperta delle parti, ma alla danza delle parti: le dita che si muovono come onde davanti agli occhi, la mano che piega il polso e disegna il proprio profilo, la testa che gira di lato, si volta, torna ad alzare gli occhi. Questa specie di “danza statica” introdotta da Mina nella canzonetta italiana, mentre nella Tigre va quasi a dipingere dei segni astratti nell’aria (segni che però tutti tornano, circondano, prolungano il corpo), in Patty Pravo si limita a pochissimi gesti, che in genere esprimono quasi un disgusto, un allontanamento delle cose da sé: cos’è sennò quel gesto pattypravesco del polso piegato e del palmo spinto in avanti, mentre la testa, rigida, si porta indietro? E’ un allontanare le cose, allontanare il proprio corpo dalle cose. Mentre il gesto di Mina pare sottolineare la presenza del corpo e introdurlo nello spazio, in Patty Pravo la memoria di questo gesto si riproduce con significato opposto: è un gesto che regredisce non dai frammenti del corpo all’insieme, ma dall’insieme ai frammenti. Il suo gesto è quasi un “tenere le distanze”. Anche il suo modo di emettere la voce è analogo. Patty Pravo ha un timbro particolare e manierato. Anche qui Patty sembra allontanare la voce,facendo eco a se stessa. E inoltre la fa tremolare, ma senza lo stile nenia di Donovan; si direbbe piuttosto che canti “per framment
Il Peccato, il Nero malavitoso e “da film noir”, tutto quello insieme “delinquenzial-arrapante” che aveva costituito il primo personaggio Vanoni, rispunta fuori con Patty Pravo, in chiave “sesso, droga & rock’n’roll”. Però il personaggio Patty ha sfiorato anche più nascoste pieghe del Nero. “Tripoli 69”, canzone di Paolo Conte, interpretata da Patty Pravo con sicurissimo carattere e senza baloccarsi con un’ironia di testa per lei impossibile, va a ritagliare un “Angolo Dietrich” che rimarrà unico e ineguagliato nella canzone italiana.
A leggerla niente di speciale. Tipica canzone di stile “feuilleton” dove la prima strofa ci spiega l’antefatto (lei era gelosa e l’ha lasciato per un altro, tipo prova di orgoglio), l’inciso ci piomba nella situazione (lei sta con l’altro ma pensa al primo lui), la seconda strofa ci mostra che i due non concludono molto, ma l’intrigo sentimentale lascia supporre qualcos’altro. Se no non si spiega la “pazza idea”. Sì, una che è gelosa e per dispetto e rodimento va con un altro pensando di stare col primo, è una cosa abbastanza incasinata, però perchè “pazza”? Se il senso fosse questo, si tratterebbe di una canzone triste. Invece il motivo del successo della canzone sta tutto nella interpretazione arrapante di Patty Pravo, dove “pazza idea” si colora di significati positivi, vitaioli, del tipo :”stasera faccio una pazzia”. Se ci proviamo a pensare la canzone in chiave gay, il mistero è svelato. Patty Pravo interpreta in realtà un ruolo maschile: Lui sta con Lei, ma pensa che vorrebbe stare con l’Altro. Qui sì che c’è la “pazza idea”. E’ implicita nella triangolazione già da prima, ma così appare più chiara. Si tratta in conclusione di una canzone summa di possibili rapporti, dove tutti i termini dello scambio sono in teoria possibili, contemplati o allusi. Lei sta con l’Altro ma con Lui; Lui con Lei ma con l’Altro; Lei con Lui e con l’Altro; Lui con l’Altro tramite Lei, ecc. Al centro del rapporto sessuale c’è un rapporto di scambio “Pazza Idea” non è un caso isolato. E’ così anche per “Io ti venderei”. Questa canzone, scritta da Mogol per Battisti considera come supremo atto d’amore la vendita di una parte dell’altro. Spaventato dalle possibili reazioni femministe, Mogol convince Patty Pravo a uscire con un 45 prima ancora dell’LP di Battisti, interpretando la versione femminile dello stesso brano. Anche qui però, a dispetto delle intenzioni, il personaggio-ruolo di Patty resta maschile . Ed è solo così, attraverso una evidenza gay, che la canzone diventa tra l’altro sopportabile. Come si vede, questi temi (il baratto, il triangolo, lo scambio multilaterale) sono più o meno gli stessi delle canzoni “sexy” (si fa per dire) di Renato Zero: Patty Pravo ne è stata l’anticipatrice, ma mentre Zero esplicita e banalizza, Patty allude e confonde le acque in un’aria di mistero, mentre Zero è “popolare” e “divertente”, Patty Pravo è “eccitante” e “aristocratica”. Sono i gay “colti” ad amarla. E’ questa ambiguità di fondo che spiega e riassume il suo personaggio. Ed è con la forza e l’allusività di questa provocazione sinuosa che Patty si conquista le classifiche.